Piazza Affari apre in calo
Dopo la manovra
Nella manovra approvata in tempi straordinariamente rapidi dalle Camere è contenuta una sfida, il cui senso profondo è sfuggito alla maggior parte degli osservatori. Il taglio lineare alle detrazioni e deduzioni, comprese quelle per i figli a carico, è previsto in una “clausola di salvaguardia”: : scatteranno cioè automaticamente dal settembre del 2013 se per quella data non sarà entrata in vigore la riforma fiscale per la quale il governo ha chiesto una delega.
15 AGO 20

Avvio negativo per le principali piazze europee: Londra (-0,76 per cento), Francoforte (-0,79), Parigi (-0,93). Milano in apertura ha perso l'1 per cento e ha proseguito con un calo dell'1,62 per cento.
Nella manovra approvata in tempi straordinariamente rapidi dalle Camere è contenuta una sfida, il cui senso profondo è sfuggito alla maggior parte degli osservatori. Il taglio lineare alle detrazioni e deduzioni, comprese quelle per i figli a carico, è previsto in una “clausola di salvaguardia”: scatteranno cioè automaticamente dal settembre del 2013 se per quella data non sarà entrata in vigore la riforma fiscale per la quale il governo ha chiesto una delega. In questo modo forse un po’ brutale si è data una rassicurazione ai mercati, ai quali si garantisce che il pareggio tendenziale sarà effettivamente ottenuto nel 2014 secondo gli impegni europei.
La sfida che il governo ha lanciato a se stesso è di essere in grado di evitare questi tagli indiscriminati promuovendo la crescita e realizzando una riforma fiscale che la favorisca. E’ chiaro che, al di là delle questioni di equità sociale e di attendibilità politica, senza una crescita apprezzabile, la stabilità dei conti pubblici si otterrebbe solo attraverso un inseverimento fiscale che peggiorerebbe le condizioni di competitività, indebolirebbe la domanda interna, con l’effetto di avviare una spirale recessiva incontrollabile.
Giulio Tremonti enumera ben sedici misure pro crescita inserite nella manovra, ma è il primo a sapere che l’esito complessivo di queste misure, che andrà valutato nel tempo, non è sufficiente a dare uno stimolo della dimensione richiesta per influire sul rapporto tra prodotto interno e debito. La tensione tra il premier e il suo ministro dell’Economia, che è stata attribuita a fattori personali e di potere, in realtà esprime il confronto tra due esigenze, quella della stabilità finanziaria e quella dello stimolo alla produzione e al consumo, ambedue reali e difficili da combinare efficacemente.
E’ quindi giusto discutere, anche animatamente, di questo tema, dal quale dipende il futuro del paese, per poi arrivare in tempi ragionevoli a decisioni che, dopo che si è fatto il necessario per la stabilità, mettano in carreggiata le iniziative per la crescita. E’ alla capacità o meno di fornire questa risposta alla sfida implicita nella stessa manovra che è legata l’attendibilità del governo e di un’intera classe dirigente politica. L’Italia ha mostrato di fronte a un pericolo imminente un’insospettata capacità di reazione, c’è da sperare che utilizzi questa risorsa non solo per difendersi ma anche per progettare il proprio futuro.